MF Fashion Magazine

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MF FASHION

MFFashion.it

By: Fabio Maria Damato

Date: September 12, 2013

Link: http://www.mffashion.com/it/archivio/2013/09/12/romantico-retro-a-la-kors

 Romantico rétro à la Kors

Lo stilista, alla guida di un colosso da 2,2 miliardi di dollari, mischia i 40s e i 70s e rende omaggio a «Katherine Hepburn e Lauren Hutton» in una collezione raffinata e dal fascino postbellico, tra gonne a ruota, fiorati delicati e tailoring severo

Dris Day canta Dream a little dream of me con voce delicata e sensuale. E le signore, scortate dai boyfriend di turno, incedono leggiadre sul parquet di legno delicatamente sporcato d’oro. L’estate immaginata da Michael Kors è seducente e raffinata, languidamente retro e ammantata da una patina di aristocratica nonchalance, fascinosa e postbellica. «Romanticismo, questa primavera ha un flavour gentile e soffice», ha spiegato il designer Usa, alla guida di un colosso da 2,2 miliardi di dollari (circa 1,7 miliardi di euro al cambio di ieri), con una crescita del 67%, a fronte di utili netti in salita del 169%, pronti a superare i 396 milioni (circa 306,6 milioni). «Ho giocato unendo 40s e 70s… è come se Katherine Hepburn incontrasse Lauren Hutton. Due mondi di femminilità uniti da un gioco di seduzione flirty». Giocosamente raffinata negli orli a ruota delle gonne. Delicatamente provocante negli chemisier di seta o nelle camicie velo. Elegantemente lussuosa nelle piccole stole di visione e nelle pelliccette di marabu nuvola. In scena piccoli bouquet campestri ricamati sulla seta, crochet rustici per giacchine e abitini, bustier e hot-pants decorati in rilievo. A interrompere una sinfonia di tabacco e cuoio, fiorati di matrice Hawaii, lussuose T-shirt di pitone e lunghe mise da sera, sagomate e costruite seguendo la costruzione del beachwear da madame. Senza dimenticare il tailoring, precisissimo e altero, per i trench appoggiati sulle spalle, le giacchine severe e i chinos ripensati. Ai piedi zeppe post belliche in prezioso rettile («Sono stanco di girare per New York e vedere donne con ai piedi un paio di flip flop… non sono eleganti»). E in mano pochette dalla costruzione morbida («Perfette per la spiaggia come per una serata raffinata»). In passerella anche il menswear che e’: «Un ibrido tra Ryan Goslin, David Bowie e Cary Grant», nei suoi completi a doppio petto dalle spalle imponenti e dal pantalone ampio.

Giudizio. Kors, stagione dopo stagione, sta diventando un simbolo di New York, al pari dell’Empire state building o della mela addentata che troneggia sulle T-shirt souvenir. Porta in scena una collezione perfetta per le signore di Park avenue e per le galleriste di Chelsea, per le cool girl di Soho e per le power lady del financial district. Il prodotto è ben fatto, gli accessori ammaliano e il look d’insieme, anche se molto diverso dal solito, respira l’oggi. Che ha voglia di una femminilità meno sfacciata e più bourgeois, vagamente rétro.

 

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By: Fabio Maria Damato

Date: September 13, 2013

Link:  http://www.mffashion.com/it/archivio/2013/09/13/calvin-klein-festeggia-dieci-anni-di-usa-style

Calvin Klein festeggia dieci anni di Usa style

Mentre a New York sale in passerella il womenswear della primavera 2014 che chiude la fashion week, il brand del gruppo Pvh celebra il decennale di creatività dei suoi quattro storici designer: Francisco Costa (donna), Italo Zucchelli (uomo), Kevin Carrigan (denim) e Ulrich Grimm (accessori)

Festeggiamenti in grande stile per Calvin Klein, griffe a stelle e strisce che ieri ha celebrato, con lo show donna e un party scatenato, il decimo anniversario al timone creativo dei suoi quattro designer: rispettivamente Francisco Costa e Italo Zucchelli, numeri uno del womenswear e menswear a etichetta Calvin Klein collection, Kevin Carrigan, direttore creativo globale jeans, e Ulrich Grimm, creative director globale accessori uomo e donna. Un traguardo importante per il marchio che fa capo alla conglomerata Pvh che ha chiuso il primo trimestre dell’anno con ricavi per 1,42 miliardi di dollari in corsa del +34%. E per celebrare l’anniversario lo show femminile (vedere articolo a pagina II) ha traslocato dal suo solito spazio a due passi da Times square nei più capienti Spring studios vicino Gramercy park. Una storia, quella scritta da Calvin Klein, la sua fondata sull’assoluto rigore minimalista delle forme. E poi le campagne con Brooke Shields, fresca di Pretty baby, nelle quali non indossava niente tra lei e i suoi (jeans) Calvin. O ancora, gli scatti con Marky Mark Wahlberg vestito solo di boxer best seller. Senza dimenticare l’Obsession per un’acerba Kate Moss e la tribù giovanilistica raccontata dalla comunicazione di CK One. «Prima di approdare qui, ho sempre pensato che Calvin Klein fosse il simbolo stesso della moda americana, due sinonimi da tramandare di mano in mano», ha raccontato a MFF Francisco Costa, un clinicalista convinto, capace in una decade di scrivere una nuova e convincente pagina di moda del marchio. «Ricordo ancora quando Calvin Klein mi ha chiamato la prima volta. Io vivevo a Londra e lavoravo per Gucci sotto la direzione creativa di Tom Ford, ma non mi sentivo ancora pronto per andare via. Un anno dopo però Calvin cercava ancora uno stilista per il womenswear e io decisi di richiamarlo e ci incontrammo per la prima volta. Lui mi assoldò per quel lavoro e da allora la mia vita è cambiata», ha aggiunto il designer protagonista di questa intervista esclusiva. Accanto a lui l’italiano Italo Zucchelli, anch’esso acclamato dai fashion insider con la sua attitude active-performante con cui ha dipinto il menswear. «Ho sempre pensato a Calvin Klein come una icona della sofisticatezza clean, ma allo stesso tempo una marca con una forte connection con la pop culture e una provocatoria immagine sexy», ha poi spiegato il creativo ligure. «La fashion house ha sempre avuto un appeal molto internazionale, e io oggi mi sento parte di questa realtà. Mi sento in dovere ogni giorno di continuare a raccontare una storia che abbia una rilevanza per i tempi nei quali viviamo. Rileggendo e restando fedeli ai codici estetici del fondatore, ma in qualche modo con un linguaggio contemporaneo. Questa è la mia sfida». Ma a supportare i due volti probabilmente più noti della maison a stelle e strisce ci pensano, da altrettanti dieci anni, Kevin Carrigan e Ulrich Grimm. Il primo, responsabile globale del jeans, dell’underwear, del progetto Platinum e della White. «Ben 15 anni fa ho accettato senza esitazioni il lavoro nell’ufficio creativo di questo marchio. Ovviamente per l’onore di lavorare per una tale importante realtà, ma soprattutto perché la mia estetica era vicina e compatibili con quella del marchio. Mr. Klein», ha aggiunto, «mi incontrò nel suo ufficio per la prima volta e quello stesso giorno mi chiese di far parte del suo team. Oggi come ieri abbiamo una costante nel modo di operare: lavoriamo moltissimo sui materiali e sulle forme… il fit è fondamentale per raccontare il nostro progetto». Ma è Ulrich Grimm, numero uno degli accessori uomo e donna Calvin Klein ad avere l’ultima parola nel ricordare la sua avventura all’interno della griffe: «A metà degli anni 90 la label era una delle più grandi e iconiche realtà del tempo. Zack Carr, un comune amico nel circolo di Calvin, mi introdusse al fondatore, che successivamente decise di prendermi a lavorare con se. Il marchio si stava espandendo», ha concluso, «e le calzature insieme agli accessori erano appena stati lanciati come summa estetica della griffe. Un approccio che ancora oggi conserviamo». Insieme formano il quartetto d’oro della maison americana, che nel fashion system sembra essere uno dei pochi esempi di come quattro menti creative possano coabitare e lavorare alla definizione di un progetto estetico. Che ieri, come oggi, è cementato nel rispetto di un vocabolario scritto da mister Calvin Klein.

 

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By: Giampietro Baudo

Date: September 13, 2013

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Bis di nuovi opening per Jil Sander Navy

Purismo con un twist sdolcinato. È il caso di Jil Sander Navy, etichetta contemporary della griffe tedesca Jil Sander che fa capo al gruppo Onward-Gibò, da sempre presentata nella Grande mela. L’attitude è continuamente tecnica grazie a windbreacker cerati e tormentati di tiranti e cotoni e microfibre accoppiate per dare un certo senso di croccantezza siderale. Il cotone a coste, il denim reversibile e la gabardina slavata sono artefici di un look perennemente e volutamente casual, che non disdegna gonne plissettate nei colori caramella, o capi funzionali nei più basici blu e off white. In una collezione molto completa, con tanto di accessori, che dopo il taglio del nastro del monomarca giapponese a Tokyo, festeggia in questi giorni, contemporaneamente, l’opening del flagship milanese in via Sant’Andrea e il battesimo dello spazio londinese.

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By: Giampietro Baudo

Date: September 13, 2013

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La rivoluzione di Krakoff

Fresco di un nuovo azionariato, lo stilista porta in scena una primavera clean con tocchi active.

Leggerezza. Strutturata, geometrica, severa e con acuti sport-tecnici ma sicuramente leggerezza. Reed Krakoff, nella stagione della svolta, porta in scena una collezione clean e precisa. Il brand, valutato 50 milioni dollari e fresco dell’arrivo di nel capitale di Mark Ein, Mitch Rales e di una serie di fondi gestiti da T. Rowe Price (lo stilista manterrà comunque la quota di maggioranza, ndr), si muove lungo i binari che conosce. Pale rose effetto nudo, in quella sfumatura da biancheria d’antan. Per gonne fluide e plissettature scomposte, per sete ultralight e forme minime. E poi quadrati di seta e giochi di lucido/opaco come decoro. Acuti cromatici di giallo lime. Intarsi di pitone e voile. Texture di reticoli da sportwear in bianco assoluto. Armature di pelle martellata. Colate di verde oliva pallido e una sola decorazione: rami di edera che salgono sul corpo. Conquistano gli accessori: bag di rettile mat in giallo lime e shoes di carattere, sandali bicolor con inserti flui e décolleté bagnate nell’argento space. Giudizio. Krakoff è il paladino di quel nuovo mondo minimal-cool che da sempre trionfa a New York. E in poche stagioni il marchio dell’ex designer di Coach è stato capace di imporsi come un player di primo piano in questo segmento. Non resta che aspettare il progetto dei nuovi azionisti, desiderosi di far volare un brand che a oggi è senza debiti, ma con costi operativi per circa 30 milioni di dollari e con un fatturato generato al 70% dalle borse.

 

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By: Giampietro Baudo

Date: September 13, 2013

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Pre-raffaeliti hippy da anna sui

 

La mostra alla Tate modern ma anche Biba e Zhandra Rhodes

I pre-raffaeliti e gli hippy, mixati in un cocktail sui generis. Anna Sui spazia tra epoche e mondi differenti per tratteggiare la sua primavera-estate. Partita dalla Tate-modern di Londra, davanti a un’opera; quella di Edward-Burne-Jones acquistata, con una mossa a sorpresa, da Jimmy Page. Finita in una festa 70s, lisergica al punto giusto come suggerisce il paesaggio a fondo show. Con un omaggio a Biba e a Zhandra Rhodes. Ma anche con elementi da party love and peace. In passerella un carosello di cultura anni 70. Il puzzle si compone tra tracce di etniche di Tibet, ricordi di India ed echi mongoli. Ma i frammenti di cultura beat si uniscono agli imprimé art décò, alle coroncine da ninfetta di Erté, alle colate di pizzo dorato e ai gioielli evocativi: medaglioni di ossidania e grandi ciondoli a farfalla, nati dalla collaborazione con Erickson Beamon. Lurex leggeri intessuti d’oro lasciano il posto a paisley e broccati preziosi, bisacce e calzari da pellegrino si portano con velluti devoré o screziati, scelti come dress code anche di lui. E vestaglie da sciamana si sposano con fluttuanti abiti, da party a Goa.

Giudizio. Anna Sui conosce bene il mondo in cui si muove e lo coccola con una collezione che profuma di vintage (forse un po’ troppo) ma ricca di singoli pezzi perfetti per la sua clientela up to date. E per soddisfare i palati maschili, sfodera un menswear cresciuto e rinforzato, che si muove nella stessa direzione del womenswear. Con buona pace del giro d’affari

 

 

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By: Giampietro Baudo

Date: September 13, 2013

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L’estate swinging di Ralph Lauren

Il designer si ispira alla Londra dei sixties e alle sue icone intramontabili per una collezione dai giochi optical, dai colori vibranti e dalle linee brevi.

Minigonna alla Mary Quant. Parigine nere. Bebè dal tacchetto pronunciato. E un rigoroso codice estetico in bianco e nero. È Londra, quella degli Swinging 60s, quella di Twiggy e di Jackie O quella di Carnaby street, evocate da Ralph Lauren per raccontare la sua estate 2014 che profuma di vintage. «Con questa collezione ho voluto celebrare una purezza dalle linee semplici e struttura estetica fresh che rende omaggio allo spirito audace e giocoso della Swinging London degli anni 60», ha spiegato il designer americano, alla guida di un colosso da quasi 7 miliardi di dollari di fatturato. E tra profumo di gigli immacolati, su una pedana di lucido vinile off white, sfilano le ragazze ye-ye del marchio. Portano abitini brevi, pantaloncini e piccoli pull dallo scollo profondo, sfoggiano baschetti e cravatte boysh, esibiscono tailleur da ragazzo, con la giacchetta sagomata e i pant a zampa. In un trionfo grafico di rigati, quadrettati e finestrati optical. O di fiorati b/n stampati sulla pelle lucida e sul vinile di trench e piccoli coat. D’improvviso il pentagramma di stagione vibra di colore. Con i completini da ragazza per bene in giallo sole, arancio sintetico, rosso pomodoro e verde prato. La sera, dai volumi leggeri e mossa da cespugli di ruches, si muove tra blu klein, rosso cuore e verde chartreuse. Mentre bouquet di fiori immacolati spuntano a sorpresa nelle lunghe gonne 3D, dalla malizia lolitesca. Giudizio. Stupore e sorpresa. Ralph Lauren porta in scena una collezione diversa rispetto al solito. Senza orpelli, priva di decori, con volumi e proporzioni super-young. Che sembra strizzare l’occhio a una cliente nuova, per ampliare ancora di più un giro d’affari che nello scorso esercizio e’ stato pari a 6,94 miliardi di dollari, con previsioni di continua crescita. Resta da vedere se le signore di Park avenue, zoccolo duro del ready to wear targato Ralph Lauren, per la prossima stagione abbiano voglia di trasformarsi in ragazzette ye-ye.

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By: Giampietro Baudo

Date: September 13, 2013

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Shows

Sherman arriva da Edun

Gioca sulle righe, i triangoli e i grafismi optical a contrasto la prima collezione di Edun disegnata dal neodirettore creativo Danielle Sherman, successore di Sharon Wauchob. E la femminilità del marchio di Lvmh decolla, trova una sua dimensione e sceglie capi proper e dalla mano lussuosa, abbandonando quell’eterna patina di accozzaglia vintage del passato. L’uso dei pellami è magistrale, come quello dei volumi a sbalzo, incastrati in look sagomati, come giochi di costruzioni lego. Nuovo elemento è un sapore ascetico, fatto di completi tibetani in totale bianco, nero e arancio, per una nuova rilassatezza. Giudizio. Meno cool ma più concreta, la cura Sherman fa svoltare il marchio fondato da Bono Vox e Ali Hewson. E resta la connotazione eco ed equosolidale, per dimostrare finalmente in maniera concreta che anche lo stile può essere sostenibile.

East village girls da Dkny

Denim vissuto, felpa con cappuccio e camicia bianca da scolaretta dell’Upper side pentita. La ragazzina Dkny ha il look e le fattezze di Cara Delevigne, modella feticcio delle ultime stagioni e protagonista anche dello spot del marchio mandato ossessivamente in onda nei taxi della Grande mela. Una easy way to wear completata da trench leggeri, bomberini impermeabili con stampe paisley e cappellini da baseball abbinati alle salopette infestate di gagliardetti della strada. Con tanto di branding in vista, ritornato super-cool tra i giovani della Grande mela e indossato anche dalla cantante Rita Ora a chiudere lo show. Giudizio. L’etichetta di Lvmh continua il suo percorso di ringiovanimento della sua attitude iniziato da un paio di stagioni. I singoli pezzi solo piacevoli e il look concreto di insieme convince gli adepti di un marchio young oriented.

Minimal by Porsche design

Prima sfilata in assoluto per il ready-to-wear di Porsche design, etichetta fondata dalla famiglia che dà il nome alla famosa casa automobilistica. Digitalismo e minimalismo sono le parole chiave della moda immaginata da Thomas Steinbruck, direttore creativo con un passato da Dior negli anni della direzione creativa affidata a Gianfranco Ferré. Un him and her pronto a muoversi tra l’assolutismo del bianco e nero e dei tagli strutturati. Abiti e bomber spigolosi si alternano a pantaloni netti e geometrie asettiche. Come a rubare lo skyline di Manhattan. Giudizio. Progetto ambizioso quello del marchio pronto a tagliare il nastro a uno store a Milano entro la primavera 2014 e a debuttare con l’uomo durante le prossime edizioni di Milano moda uomo. I singoli pezzi sono molto high-end ma il risultato non cattura l’attenzione e l’immaginazione. Detto ciò, per essere un debutto assoluto, lo show nel suo insieme resta una buona prova.

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By: Fabio Maria Damato

Date: September 12, 2013

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Shows

L’ascetismo di Band of outsiders

Outfit fotocopia figli di un gusto clericale, asessuato e sempre più concettuale. Band of outsider, la creatura di Scott Srenberg, continua a giocare, almeno nel linguaggio dello show, con quel pentagramma estetico Made in Usa, tra una finta insegna Hollywood con prospettiva delle luci di Los Angeles come scenografia e una colonna sonora true midwest. Referenze però mai tradotte, o meglio abbandonate, sui capi mandati in pedana senza una vera sequenza geografica e temporale. In scena 37 outfit tra silhouette ingigantite, orli tagliati a fazzoletto, casacche maxi e pantaloni fluidi, qualche accenno di sportswear e tracce di colore geometrico. Ma il progetto d’insieme sembra essere frutti di un ascetismo alieno agli stilemi moderni. Quelli da sempre interpretati dalle creature moderne portate in passerella dal marchio. Giudizio. Scott Stenberg persiste su un binario che lo sta portando lontano da quell’aurea kennediana alla quale aveva abituato il suo pubblico. Ma il creativo a stelle strisce guarda con ottimismo al futuro, pur restando per il momento ancora senza un investitore di minoranza del quale è in cerca da mesi (vedere MFF dell’1 marzo).

L’estate clean di Rag & Bone

Sartorialità nanotecnologica. Casual e urbano in virtuosismi da night out 80s. Il guardaroba di Rag & Bone, marchio fondato da Marcus Wainwright e David Neville, segue le orme di un percorso a lui famigliare. Pezzi svelti, tessuti sperimentali e immagine very clean, dove il decoro e ridotto a sovrapposizioni di garze impalpabili, margherite a sbalzo e tagli asimmetrici. Seguendo un filo conduttore metropolitano con riferimenti al mondo dello sport: dalla pelle impunturata come microfibra agli abiti a nido d’ape, fino alle maglie dai lembi allungati che sembrano balzate fuori dal guardaroba di una campionessa di golf. La sottoveste, vero tormentone creativo delle passerelle per la primavera-estate 2014, sembra la divisa 24/7: sdrammatizzata da giacche boyfriend al mattino, e resa più grintosa da colori dark per l’evening. Giudizio. Fedele a se stessa e piacevole, la collezione di Rag & Bone spinge l’acceleratore sull’ossessione di essere cool.

La primavera siderale di Helmut Lang

Aliene siderali. Archistar delle forme. È un’estate glaciale, quella di Helmut Lang, etichetta ormai disegnata dal suo rilancio, avvenuto cinque stagioni fa, da Nicole e Michael Colovos. I tessuti-superfici sono forgiati come lamine ripiegate su se stesse. Dal top alla gonna, passando per la giacca, tutto ha l’orlo-decoro a contrasto. E se nella prima parte di bianchi e neri si percepisce una sensibilità a certe architetture forgiate dalla matita di Tadao Ando, è nei dress passione che si riscopre il vigore cromatico delle tele di Mark Rothko. Giudizio. Sarà pur vero che competere con il lavoro di un creativo rivoluzionario come mister Helmut Lang non è cosa facile, ma non riuscire a catturare l’immaginario dello spettatore con uno show senza sapore è ben altra faccenda. Il percorso creativo del duo rimane fedele alla sua breve storia: non dispiace, ma non riesce ad appassionare.

 

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By: Fabio Maria Damato

Date: September 12, 2013

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La transizione soft di marc by marc Jacobs

In attesa del duo Hillier-Bartley, sfila un’estate rocker e candy, tra Elvis Presley e Sofia Coppola

Rocker candy. Perché la linea young Marc Marc Jacobs veste i bulli e le pupe di New York, ma non solo. In un diluvio di volumi asciutti e stampe dal sapore vintage. In un put together di rockabilly glam, tendenza furba catturata dalle ultime stagioni fashion e riletta in quella chiave commerciale perfetta per l’etichetta dell’americano Marc Jacobs. Dove sete in due colori sempre arrotondate si alternano ai jersey dai colletti da pigiameria, come le giacche da camera e i pantaloni alla Julian Schnabel indossati con rilettura di All star. La varsity jacket si porta con tutto, sia per lui che per lei. E se nell’uomo spunta qualche accenno al re del rock, Elvis Presley, le noncuranti e blasé ragazze hanno le sembianze di Sofia Coppola. Con un mood molto losangelino acceso di stelle e palme di cristalli da indossare alle premier del prossimo blockbuster di Hollywood.

Giudizio. Per la linea young del designer Usa tutto sembra in bilico e sospeso. Una riflessione di styling in attesa di un nuovo vigore, memore dei vecchi tempi, grazie all’arrivo ormai in house di Katie Hillier, che dalla prossima stagione invernale, in tandem con Luella Bartley, si occuperà del rilancio del marchio ultimamente in declino a livello commerciale. Affare che pare preoccupare poco Jacobs, pronto a sfrecciare via con la sua macchina direttamente dall’interno della sala sfilate, mentre gli ospiti stanno ancora applaudendo la fine dello show.

 

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By: Giampietro Baudo

Date: September 12, 2013

Link:  http://www.mffashion.com/it/archivio/2013/09/12/chic-cool-a-la-rodriguez

 

Chic cool à la Rodriguez

Sfila un minimalismo puro e geometrico.

Strutture geometiche appoggiate sul corpo. Orli appuntiti e danzanti. Proporzioni da architettura. Il mondo di Narciso Rodriguez è scandito da un purismo estremo, da un minimalismo che rifugge ogni forma di decoro e che, anche per la primavera-estate 2014, sceglie un linguaggio fedele a quel «Less is more» di Ludwig Mies van der Rohe che il designer ama citare. In tutta la collezione, punteggiata da accessori culto (gli stiletto taglienti dai bagliori metallici e le pochette decorate da giochi cinetici) unisce il rigore estremo alla particità, per definire un linguaggio ad alto tasso di seduzione femminile. Blocchi cromatici di bianco e nero si rincorrono nelle giacche armaturate. Lembi di tessuti diventano code svolazzanti. Minute frange metalliche si rincorrono sui tessuti marmorizzati. E panneggi geometrici vestono la silhouette di pulizia raffinata. Unica concessione in mezzo a tanta semplicità, rosature melange e broccati discreti dai preziosi bagliori ramati.

Giudizio. Narciso Rodriguez è l’incarnazione di una certa attitude newyorkese elegantemente sobria. Scandita da un minimalismo estremo, spoglio e algido. Che mai come in questo momento sembra catturare nuovamente l’èsprit du temps. Il look piace e conquista; e gli accessori sono pronti a ritornare un vero must-have.

 

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By: Fabio Maria Damato

Date: September 12, 2013

Link:  http://www.mffashion.com/it/archivio/2013/09/12/la-femminilita-pura-di-philosophy

La femminilità pura di Philosophy

Alla sua seconda stagione per il marchio di Aeffe, Natalie Ratabesi riscopre romanticismo, colori primaverili e voglia di leggerezza.

Inversione di marcia, con un certo lato riconoscibile però, per la seconda collezione di Philosophy guidata da Natalie Ratabesi, che per la stagione calda ha voglie di leggerezze e zuccherosità. Sempre con un suo side boysh però. Rileggibile nella prima parte dello show dove i capi come bomber loose o pantalonacci over sono saccheggiati dal guardaroba di lui, ma rieditati in chiffon e cotoni see through evanescenti. Tra bianchi candidi e tutte le tonalità dusty della primavera: rosa, celeste, verdino. Pronti ad esplodere di femminilità nel finale dello show, dove abiti riecheggianti gli anni 40 e 50, si alternano per divine contemporanee con il gusto della mise en scène. In sbrilluccichii evanescenti e scollature languide ma mai troppo audaci. «Sono partita dalla foto di un vecchio top, che mi ha fatto capire quanto non sia più attuale utilizzare tessuti così detti tecnologici. Per questo ho voluto tutto molto naturale, organico, anche nei colori», ha spiegato a MFF la designer.

Giudizio. Natalie Ratabesi mette da parte il suo side da maschiaccio per riscoprire una sua certa vena romantica. Il risultato è piacevole, spensierato e coerente con quello fatto dal suo arrivo alla guida del marchio del gruppo Aeffe.

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By: Giampietro Baudo

Date: September 11, 2013

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Sexy Tribale da Karan

La designer parte da un foulard per modulare una silhouette vestita di veli e dal profumo etnico.

«Tutto è iniziato da un foulard… un foulard che mi ha ispirato un viaggio tra maschile e femminile, tra New York e l’India, tra la città e la cultura più antica. Ho semplicemente cercato di indagare il modo in cui un pezzo di stoffa semplice potesse diventare un caposaldo del guardaroba urbano». Et voilà, ecco spiegato il mantra che ha animato l’estate di Donna Karan. Un racconto di seduzione antica, velata da una patina etnico-tribale. Un viaggio, scandito dai toni caldi della terra e dalle sfumature di blu-cielo dei continenti attraversati. Il profumo dell’India è quello dei sari, dei tessuti drappeggiati sul corpo e dei ricami finemente preziosi. Ma l’insieme ha il sapore di una power lady esotica velata di caftani, lunghe gonne a pareo e cascate geometriche di tessuto fluttuante. A punteggiare una semplicità di forme e concetto, acuti di follia: le fettucce che si rincorrono in disegni ancestrali, il pitone glossy che modula piccoli giacchini, le sete croccanti dalla mano couturosa e le camicie: nuvole aeree dalle architetture volumetriche. E poi gli accessori, nati dalla collaborazione tra la maison e una serie di artigiani scovati in tutto il mondo. Per creare talismani di ebano e metallo, scarpe dal tacco ligneo, borse intagliate come il bassorilievo di un tempio indù, hobos selvaggi e cappelli di pelle floscian da sciamano.

Giudizio. Fedele al suo mondo, Donna Karan si muove lungo binari di femminilità che conosce e porta in scena una collezione precisa per il suo mondo, da signora eighties della New York bene ammantata di fascino esotico.

 

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By: Fabio Maria Damato

Date: September 11, 2013

Link:  http://www.mffashion.com/en/coverstory/2013/09/11/the-rock-n-roll-virgins-of-diesel-black-gold

Le vergini rock’ n’ roll di Diesel Black gold

Alla sua seconda stagione per il brand del gruppo da 1,513 miliardi di euro, Andreas Melbostad immagina una femminilità apparentemente delicata. Vestita di superfici immacolate e colate di borchie metalliche e frammenti di specchio

Vergini rock che graffiano i pavimenti di marmo della Grand Central station. Andreas Melbostad immagina una parata immacolata di groupie per l’estate 2014 di Diesel Black gold, etichetta avant-garde di casa Diesel (vedere box a pagina II). «Questa stagione ho voluto giocare con un lato più femminile della mia donna, utilizzando il bianco e una palette di toni pastello, epurati da qualsiasi traccia di leziosità», ha spiegato Melbostad alla sua seconda stagione al timone del womenswear, «mi piaceva l’idea di una donna di carattere, forte, capace di sperimentare pezzi dall’attitude più leggera ed evanescente». E allora via libera a colate di bianco puro, per la pelle decorata da mosaici di borchie e specchi, per il cotone intarsiato di sangallo, per il voile dagli orli danzanti, per il denim incipriato o per i piccoli bustier e le camicine dall’aria innocente. Issate su texani metamorfizzati, le ragazze del brand sfoggiano una palette che mima i toni delicati dell’albeggio, con punte di rosa e grigio. E tra short, piccoli bomber e pantaloni smil dalle cuciture corsetto, l’anima più wild torna prepotente nelle colate di nero pece che animano la sera. Rigorosamente da concerto rock’ n’ roll.

Giudizio. Alla sua seconda stagione Melbostad riesce a regalare a Diesel Black gold un’anima precisa e definita: rock ma con un twist speciale. Poco importa che in sfilata il denim sia un po’ latitante. Il look d’insieme piace, conquista ed è fresco. E soprattutto ha carattere e proietta l’universo rock di Diesel Black gold verso nuovi lidi.

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By: Giampietro Baudo

Date: September 11, 2013

Link:  http://www.mffashion.com/it/archivio/2013/09/10/l-estate-californiana-di-tommy-hilfiger

L’estate californiana di Tommy Hilfiger

Il marchio Usa da 3,216 miliardi di dollari accende la fashion week di New York con uno show energetico che celebra gli anni d’oro della West coast, tra colori vitaminici, stampe hawaiiane e tracce della cultura surf

«Surf in Usa», cantano i Beach boys mentre tra le dune di sabbia e la spiaggia si aggira un esercito di ragazze americane dai fisici vitaminici e dall’estetica happy. l nuovo di Tommy Hilfiger è una partitura di matrice californiana. «Da Melrose a Malibù», ha spiegato il designer, alla guida di un gruppo da 3,216 miliardi di dollari di fatturato, oggi satellite di Pvh (le previsioni per l’anno in corso sono di toccare i 3,4 miliardi di dollari). «Ho voluto rendere omaggio agli anni d’oro della West coast…alla cultura surf, allo sport e a quell’ottimismo che racconta la California». E nelle 47 bellezze che scendono lungo in pontile di assi grezze, dai volti baciati dal sole e dai capelli mossi dalla brezza marina, c’è il riassunto del mood di stagione. Concentrato in quella Californication osannata dai Red hot chili peppers. Sono le polo semplici di pelle, cotone e neoprene. Sono i pantaloni slim e le gonnelline solcate da grandi zip come quelle delle mute da sub. Sono i patch cromatici da activewear. Sono le canotte baseball e i dettagli da gym time. Sono le tracce scuba disseminate qua e là. E ancora colate di rosso intenso e arancio tramonto, acuti di mare ceruleo e cielo turchese. Senza dimenticare le stampe, colate di fiori tropicali e lussurreggiati, fioriture hawaiiane e bouquet rigogliosi che spuntano sugli shorts, sulle T-shirt a casacca o sui giubbini college rubati a lui.

Giudizio. La California di Tommy Hilfiger conquista. Il designer accende la fashion week di New York con uno show energetico. Piacciono i look che salgono in pedana, svelti e facili, come insegna un sano pragmatismo Usa. Conquista lo styling, cool al punto giusto. E convince lo show, capace di raccontare un’estetica energetica e happy, figlia del sogno a stelle e strisce su cui Hilfiger ha cementato il suo impero.

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By:  Fabio Maria Damato

Date: September 6, 2013

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 La febbre ibicenca di Desigual

Ragazze e ragazzi sorridenti. Baci, danze e ovviamente tanto colore e buon umore. In un turbinio di stampe astratte all’infinito. È il debutto alla fashion week di New York dell’ibicenco Desigual, etichetta festaiola fondata e diretta da Christian e Thomas Meyer. Che, a sorpresa e contro ogni aspettattiva, riscopre un gusto rétro, a tratti quasi vintage nel costruire outfit intercambiabili all’infinito. Tutto è accecante, tutto è soleggiato, talmente squillante da giustificare l’uso sempre e comunque degli occhiali da sole. Sia per lui che per lei.

Giudizio. Vista la massiccia presenza retail negli Stati Uniti del marchio spagnolo da 700 milioni di euro di ricavi nel 2012 (+25%), c’era da chiedersi come mai non avesse fatto prima il grande passo di un fashionshow a New York. Appuntamento non proprio riuscito per la poca unicità di capi troppo uguali a loro stessi e mai evidentemente definibili. L’evento però è stato il perfetto preludio al taglio del nastro del nuovo flagship store al 530 della Fifth avenue.

 

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By:  Francesca Manuzzi

Date: September 6, 2013

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PIERRE BALMAIN A TUTTO WEB

Rock & Balmain. «Town called distraction», cantano i Sauna youth. Accompagnano i passi di Andreea Diaconu e Abel Van Oeveren, star del video di Andreas Laszlo Konrath per Pierre Balmain. Una città che distrae, come la Grande mela e la sua club culture, la città che non dorme mai. Questo il cuore della contemporary line andata in onda su Digitalfashionshow.com di Kcd. Loro sono moderni Sid e Nancy. Lei con abiti stretch in jersey, pizzo o metal mash, che si aprono in provocanti oblò. Anche lui sdrucito, come si fosse impigliato in una rete, perché felpe e pull hanno strappi, così come il denim di giacche e bomber.

Giudizio. Nightlife vs storia maledetta, per una collezione dolce-amara, prodotta da Ittierre, che affonda le sue radici nel Dna del brand. (riproduzione riservata)

 

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By: Fabio Maria Damato

Date: September 5, 2013

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La moda riparte da New York

Inizia oggi la fashion week a stelle e strisce pensando alla sua prima edizione maschile. Tra le novità della spring-summer 2014 gli anniversari di Calvin Klein e Proenza Schouler e la migrazione definitiva di Marc Jacobs all’ultimo giorno

Tutto pronto oggi per dare il via al mese di sfilate per il womenswear primavera/estate 2014, ai nastri di partenza in sordina da New York questa mattina con Dkny uomo e Michael Bastian. Domani la giornata sarà più frizzante con gli show di Bcbg Max Azria, designer attualmente in lotta per salvare la sua società dalle mire dei creditori (vedere MFF del 31 agosto), Richard Chai love, Creatures of the wind, la prima volta in passerella nella grande mela di Desigual, e la coppia Costello Tagliapietra. Venerdì invece tocca agli show di Peter Som, Tess Giberson, il paladino dell’upper east side Jason Wu, Kate Spade, Rag&Bone, Helmut Lang. Mentre Comme des Garçons organizzerà un incontro speciale con stampa e buyer nei suoi store sulla 22ª street e sulla 10th avenue. Sabato 7 invece è l’ora del gigante francese dello sport Lacoste, seguito da Jill Stuart, Prabal Gurung, Louise Goldin, Hervé Leger by Max Azria, Christiano Siriano, Alexander Wang, la sfilata di debutto di Porsche design, Tibi, Monique Lhullier e Altuzarra. Domenica si entra nel vivo con, in apertura, Victoria Beckham, Derek Lam, Dkny donna, l’italiana Sofia Sozzi di Giulietta, Custo Barcelona, Thakoon, Diane von Furstenberg, Y-3, Band of outsiders, Edun, che questa stagione vedrà il debutto al timone creativo di Danielle Sherman, Zac Posen e in chiusura la prima volta in passerella di Opening ceremony. Il marchio guidato da Carol Lim e Humberto Leon, infatti, ha fissato il suo show e relativo after party per le ore 20, mentre è fissato per domani il taglio del nastro a un temporary pop-up store situato al Pier 57 e che resterà aperto fino alla conclusione della settimana della moda il 12 settembre, ospitando le collezioni uomo e donna della label oltre a una selezione di marchi di moda e food. Sempre domenica scende dalla passerella dopo due stagioni, scegliendo la formula di presentazione, Belstaff, marchio satellite del gruppo
Labelux pronto la prossima settimana ad aprire il suo flagship londinese. Lunedì 9 settembre invece sarà la volta di Carolina Herrera seguita da Tommy Hilfiger che, dopo la cancellazione dello show uomo, migra al lunedì mattina con la sfilata solitamente fissata per la domenica sera. A seguire Theysken’s Theory, Hache, 3.1 Phillip Lim, Donna Karan New York, Thom Browne, mente la linea Victoria Victoria Beckham abbandona la formula delle minisfilate e opta per una presentazione su appuntamento. Nella prima mattinata di martedì Tory Burch aprirà le danze come da copione, con Badgley Mischka, Vera Wang, Rodarte, Diesel black gold, MM6 Maison Martin Margiela, Oscar de la Renta, che da questa stagione falcia ulteriormente il già ristretto seating del suo show, e Narciso Rodriguez. Invece tra le presentazioni si annoverano J. Crew, Jil Sander navy e G-star raw. Mercoledì si inizia con Michael Kors, seguito da Nanette Lepore e Proenza Schouler, marchio guidato da Lazaro Hernandez e Jack McCollough in fermento per la celebrazione del decimo anno di vita, per il quale anticipano il loro show a mezzogiorno, dal loro solito slot serale delle ore 20 all’interno del quale organizzeranno un party scatenato. A seguire la seconda collezione di Natalie Ratabesi per il marchio di Aeffe Philosophy, Milly by Michelle Smith, Reed Krakoff alla prima sfilata in vista del nuovo assetto societario fuori dal gruppo Coach, Marchesa, Betsey Johnson, Anna Sui, il brasiliano Osklen, e la presentazione dell’altro marchio delle gemelle Olsen, Elizabeth and James. Decisivo l’ultimo giorno, che inizia con la consueta sfilata di Ralph Lauren collection e prosegue con Calvin Klein collection, marchio pronto a celebrare i dieci anni alla direzione creativa di Francisco Costa, ma anche di Italo Zucchelli, numero uno dell’uomo, di Kevin Carrigan, direttore creativo globale jeans e di Ulrich Grimm, direttore creativo globale accessori uomo e donna. Novità che porterà il marchio a optare per un solo show fissato per giovedì 12 alle ore 14 e a traslocare dal suo spazio a due passi da Times square nei più capienti Spring studios vicino Gramercy park. Presumibile stessa location per il party in programma alle ore 20,30 dello stesso giorno. Altra decisiva novità è il trasloco definitivo dello show Marc by Marc Jacobs e Marc Jacobs rispettivamente alle ore 16 e 20 dell’ultimo giorno di sfilate, giovedì 12 settembre. Mossa già fatta in passato con la main line dallo stilista quasi in dirittura d’arrivo della fashion week newyorkese, e giustificata da problemi interni mai evidentemente chiari. Un colpo da maestro, sinonimo del pragmatismo americano e probabilmente architettato per intrattenere un giorno in più stampa e buyer, in precedenza già in partenza per Londra nel pomeriggio dell’ultimo giorno. Intanto tra i fashion people si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile arrivo di una New York fashion week al maschile nel febbraio 2014. Ma le bocxche dei designer restano ancora cucite. (riproduzione riservata)