La Repubblica

la repubblica3

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 12, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/12/proenza-schouler-sapore-di-casa/

 Proenza Schouler, sapore di casa

Il duo americano fa centro con una collezione ispirata al design d’interni, adattando linee e materiali alle forme del corpo.b Un’ottima prova che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, la loro maturità stilistica

Più che nuove leve, Lazaro Hernandez e Jake McCollough sono una delle certezze più granitiche della fashion week newyorchese. Se ancora ce ne fosse stato bisogno, la sfilata appena andata in scena ne è una prova ulteriore: i due hanno cuore e testa, e hanno saputo trasformare il loro brand da fenomeno di nicchia in realtà di peso, in cui funzionano a pieno regime tanto l’abbigliamento quanto (cosa non trascurabile) gli accessori. La consapevolezza raggiunta è evidente nella meticolosità che i due hanno messo nell’allestimento della sfilata: punto di partenza per loro è stata la volontà di illuminare al meglio gli abiti, corposi e dalle linee secche e precise. Hanno così deciso di abbandonare il “loro” orario storico, le 8 di sera, per sfilare in pieno giorno in un grattacielo in costruzione dalle pareti di vetro, perfette per lasciare entrare il sole di mezzogiorno. Ottima scelta, perché il contrasto tra lo scarno nitore del posto e i toni cupi degli outfit è notevole, e dà ancora più forza alla collezione; a ispirarli stavolta sono stati i grandi designer d’interni come Sergio Rodrigues: gli abiti sono squadrati come mobili e credenze, al posto dei bottoni ci sono staffe di metallo che sembrano serrature, mentre i motivi che decorano i completi con le giacche senza revèrs spezzate in due ricordano da vicino quelli di moquette e tappezzeria. La lunghezza non cambia mai, si tratti di gonne o pantaloni, con gli orli che si fermano alla fine del polpaccio; i tessuti, anche se si tratta di una collezione estiva, non sono leggeri (unica eccezione la maglina plissé di lurex delle ultime uscite) e le forme, anche quelle più asciutte, raramente stringono la silhouette. Certo, ci sono anche i pezzi più eccentrici come il soprabito che sembra un tappeto peloso e le collane fatte come fossero le volute di ferro battuto delle grate, ma il lavoro nel complesso è studiato e soprattutto ben calibrato: avrebbero potuto usare scorciatoie a effetto o puntare tutto sul loro status di marchio cool, e invece hanno preferito elaborare una silhouette complessa ma portabile, stando attenti a non cadere nella citazione didascalica. Ben fatto.

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/11/marc-by-marc-jacobs/

 Marc by M. Jacobs, ritorno alla New Wave

La linea giovane dello stilista americano va controcorrente e dedica la collezione agli anni ’80. Esperimento riuscito, che coniuga creatività e spirito commerciale

In una stagione che sembra guardare senza eccezione al minimalismo degli anni ’90, c’è per fortuna chi fa il bastian contrario e punta tutto sulla New Wave degli anni ’80. Dopo un paio di stagioni sottotono la seconda linea di Marc Jacobs torna in passerella con l’antico spirito e un obiettivo ben chiaro: riappropriarsi dello status di brand più amato dai giovani alla moda, ceduto ultimamente a marchi più in sintonia con i tempi. Per farlo lo stilista ha scelto uno dei periodi più fecondi e interessanti del costume e lo ha mescolato a un’estetica androgina, mandando così in scena ragazzi e ragazze dall’appeal decisamente rock e vestiti praticamente nello stesso modo, senza differenze: tutti indossano tailleur pantaloni leggermente oversize, hanno nelle stelle il decoro della stagione, portano bomber di satin e tuniche di paillettes. È ben percepibile un leggero senso di kitsch in omaggio agli eccessi di quegli anni, ma il designer sta bene attento a non oltrepassare mai il confine tra citazione divertita ed eccesso puro e semplice. L’effetto nel complesso pare riuscito, con proposte perfette per riacciuffare quella fetta di pubblico per loro così fondamentale: l’immagine che se ne ricava è nel complesso abbastanza fresca, e soprattutto diversa da quello che si è visto sinora, ma decisamente facile da amalgamare col proprio stile. Come dire, un colpo al cerchio e uno alla botte: ottimo metodo.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/10/tommy-hilfiger/

 Tommy Hilfiger: Surfin Usa

Lo stilista abbandona lo stile preppy per le spiagge californiane. A dominare sono le tutine di neoprene che si indossano per surfare, qui trasformate in decine di variazioni sul tema: ci sono gli abitini svasati, i leggins a vita bassa, i costumi da bagno aperti sui fianchi e i giubbini zippati

Sarà pure il simbolo incontrastato della moda preppy e da Ivy League, ma per Tommy Hilfiger stavolta l’ispirazione è arrivata tutta dalla costa ovest, dalle spiagge californiane e dai surfisti che la popolano. Per questo il pubblico, in piena NY, si è ritrovato immerso tra dune di sabbia, passerelle di legno e postazioni da bagnino: scenografia decisamente evocativa, che ha fatto da ottima cornice agli abiti. A dominare sono le tutine di neoprene che si indossano per surfare, qui trasformate in decine di variazioni sul tema: ci sono gli abitini svasati, i leggins a vita bassa, i costumi da bagno aperti sui fianchi e i giubbini zippati. A rendere certi pezzi particolarmente indovinati sono gli accostamenti cromatici, pensati come un patchwork sui toni più vivaci e profondi; fanno poi la loro comparsa i grandi pull che sembrano infeltriti dalla salsedine, le camicie hawaiane oversize che diventano vestitini bon ton e i tailleur pantaloni asciutti e dai colori accesi. Tutto è facile e piacevole, perfetto per le ragazze di oggi, che spesso già vestono secondo certi dettami: ecco, forse il risultato finale lascia proprio con la sensazione che Hilfiger avrebbe potuto rischiare di più, magari allontanandosi da un’interpretazione del tema troppo didascalica.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/10/the-row/

The Row: viaggio nel mondo della moda

Quello che colpisce di The Row è la cura e l’attenzione che le gemelle Ashley e Mary Kate Olsen mettono in ogni dettaglio. La collezione è un’elegia a paesi, culture e costumi lontani e qui ripensati come suggestioni astratte, quasi oniriche

La loro anima sarà pure legata a doppio filo a New York ma quando si tratta di viaggiare, per lo meno con lo spirito, Mary Kate e Ashley Olsen dimostrano ancora una volta di sapere perfettamente cosa stanno facendo. La collezione, presentata in un labirinto di tende bianche immerse nella luce del sole, è un’elegia a paesi, culture e costumi lontani e qui ripensati come suggestioni astratte, quasi oniriche. Per arrivare a questo risultato le due si sono servite di materiali senza peso e trasparenti come veli, sovrapponendoli gli uni sugli altri fino a creare una silhouette lunga, sottile, dalle densità differenti. Si passa con fluidità e coerenza dai toni caldi dell’argilla per gli abiti ispirati ai sari indiani all’avorio dei completi da beduino, dalle stuoie intrecciate marocchine usate per i soprabiti-scultura al nero dei caftani marocchini. Le borse sono bisacce a tracolla, i ricami tono-su-tono si fondono col tessuto, i caschi da esplorare sono fatti di rafia leggera e portati con velette di rete che proteggono il volto. Abiti a parte, quello che davvero colpisce di The Row è la cura e l’attenzione che le gemelle Olsen mettono in ogni dettaglio: il movimento delle piccole nappe che decorano le borse e i tailleur è semplicemente perfetto, il riverbero dei fili lucenti usati per il mini-poncho tricottato è stato chiaramente studiato a lungo. Con The Row le due sono riuscite nell’impresa di creare uno stile per sottrazione: le loro sfilate sono al limite dello scarno, ma non per questo l’idea di lusso che se ne trae è meno incisiva: l’organza plissettata, le maglie “disfatte”, le balze di seta, i mocassini maschili, prime scarpe, rigorosamente Made in Italy, prodotte dal marchio, hanno lo stesso valore di ricami haute couture e borse preziose.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/10/opening-ceremony/

 Opening Ceremony: questo è show business

Humberto Leon e Carol Lim incarnano perfettamente l’idea di moda vincente di oggi. Hanno un occhio unico per capire dove sta andando il mondo e cosa può fare impazzire il pubblico

Humberto Leon e Carol Lim incarnano perfettamente l’idea di moda vincente di oggi: non sono designer ma buyer con un cuore da direttori creativi. Hanno un occhio unico per capire dove sta andando il mondo e cosa può fare impazzire il pubblico, riuscendo immancabilmente a essere i primi a proporlo. Non solo: negli anni, attraverso gli store di Opening Ceremony, sono diventati una fucina di nuovi talenti e tendenze in continua attività, e per questo non stupisce che siano stati loro a essere chiamati per ridare smalto a Kenzo. La sfilata di NY è ufficialmente la prima in assoluto del brand che porta il loro nome, ed era ovvio che i due non si sarebbero solo limitati a dei vestiti: non è nel loro stile. Così hanno trasformato un Pier della città affacciato sull’Hudson in un gigantesco temporary store dove acquistare cibo, prodotti di bellezza e abbigliamento. Qui in un hangar è andata in scena la loro collezione, con le modelle arrivate a bordo di un’interminabile fila di Lamborghini e Ferrari (nonché di un paio di Mercedes parecchio male in arnese, si vede che avevano finito le auto nuove). La moda quasi scompariva in tanta spettacolarità: di fatto tutto si è risolto con intelligenti variazioni sul tema dell’abbigliamento da lavoro, con tanto di cinghie e cinture di sicurezza applicate sui giubbotti, citazioni hip-hop e sportive, e qualche tocco di bon ton preppy per alleggerire l’effetto finale. Tutto molto portabile e carino, ma non eccezionale: poco male, Humberto e Carol ne sono perfettamente consapevoli, ma la loro moda è sempre andata molto al di là di qualche pezzo d’abbigliamento. E da come stanno andando le cose, pare abbiano decisamente ragione loro.

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/10/louise-goldin-e-giulietta-in-coppia/

Louise Goldin e Giulietta: in coppia

La collezione della Goldin è tutta proiettata verso quello sportswear che sta dominando questa prima tranche di sfilate. L’italiana Sofia Sizzi con Giulietta invece prosegue il suo percorso verso una moda sussurrata, fluida, senza scossoni

L’inglese Louise Goldin qualche anno fa aveva aiutato più o meno segretamente Kanye West a creare la sua prima collezione. L’episodio torna oggi alla mente nel momento in cui si scorge il rapper seduto solo e tranquillo in attesa che lo show cominci: bello da parte sua supportare gli amici. La collezione della Goldin è tutta proiettata verso quello sportswear che sta dominando questa prima tranche di sfilate: nello specifico si rifà al tennis, mandando in passerella completi con gonnelline svasate, giubbini chiusi fin sotto il mento da zip a contrasto e lunghe maglie candide sovrapposte e dagli scolli asimmetrici. I colori usati sono principalmente due: il verde dei campi d’erba sintetica e il bianco delle righe divisorie. Il passo cambia nell’ultima parte, quando fa la sua comparsa una sorta di macro-pizzo ottenuto cucendo assieme patch irregolari di tessuto. Scelte interessanti, seppure forse un po’ troppo monocordi.

L’italiana Sofia Sizzi con Giulietta invece prosegue il suo percorso verso una moda sussurrata, fluida, senza scossoni. Le sue fanciulle perbene indossano abiti decorati da soffioni volanti o fatti di geometrie complesse che si intersecano creando diversi motivi decorativi. Le linee sono quelle degli anni ’50, applicate anche alle tute pantaloni senza maniche e lunghe fino al ginocchio che sembrano in tutto e per tutto degli impeccabili abiti bustier. Collezione corretta, forse sin troppo: qualche impennata stilistica, magari anche fuori tema, avrebbe forse reso il lavoro più coinvolgente.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/10/y3-yohji-yamamoto/

Y3: l’assolo di Yohji

La collezione che Yohji Yamamoto disegna per Adidas compie 10 anni. E con tailleur e giacche dal taglio perfetto “alterate” ad arte per assumere nuove proporzioni conquista anche le star

La sorpresa più grande Yohji Yamamoto l’ha fatta alla fine della sfilata per Y3, collezione che firma da 10 anni per Adidas: si è lanciato in un breve assolo di batteria (è un grande appassionato di rock),  prendendo il posto di un membro della TK band, gruppo di percussionisti che ha accompagnato lo show dal vivo. Nulla di nuovo invece sul fronte della moda vista in passerella: lo stilista ha continuato nella sua interpretazione dello sportswear più tecnico, stavolta illuminato dalle stampe psichedeliche di Peter Saville, ideatore delle cover di Joy Division e New Order. Tra le citazioni più o meno obbligate alle origini sportive del marchio però i pezzi più interessanti risultano essere proprio quelli più lontani dal mondo Adidas, vale a dire i tailleur e le giacche dal taglio perfetto “alterate” ad arte dal designer per assumere nuove proporzioni. Chissà se Justin Bieber, in prima fila allo show e neo-adepto delle sfilate (era presente un paio d’ore dopo anche da Opening Ceremony) apprezzerà.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/custo-barcelona/

 Custo Barcelona punta al moderno

Allo spagnolo Custo Dalmau il minimal non è mai piaciuto ma stavolta ha preferito concentrarsi sull’effetto complessivo di ogni uscita, semplificando forme ed effetti

Allo spagnolo Custo Dalmau il minimal non è mai piaciuto: per lui la moda è un insieme di stampe, colori e ricami sempre giocato sul filo dell’eccesso. I suoi abiti non passano inosservati (né anelano a esserlo), ma la collezione per la prossima p/e sembra essersi allontanata dagli estremi di certe sue creazioni: stavolta lo stilista ha preferito concentrarsi sull’effetto complessivo di ogni uscita, semplificando forme ed effetti. Certo, il suo spirito è sempre lì, nei motivi etnici fatti di applicazioni e sovrapposizioni, negli abitini che grondano ricami e nei soprabiti a scatola con le maniche di frange, ma l’allure è decisamente più moderna: i pantaloni ampi segnano bene la vita, le mini accompagnano delicatamente le forme, e l’uso del lurex praticamente in ogni pezzo dà luce senza prendere il sopravvento. Aiuta parecchio anche la scelta cromatica, tutta giocata sui toni pastello.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link: http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/diane-von-furstenberg/

Diane von Furstenberg nella savana

La stilista sceglie i tormentoni musicali estivi come colonna sonora. È quella l’allegria e la gioia di vivere che gli abiti visti in passerella, un mix di epoche e stili, mirano a ottenere. In passerella anche Naomi Campbell

Per capire lo spirito della collezione basterebbe ascoltare la colonna sonora che la stilista ha deciso di usare per lo show: solo successi estivi riempipista, compresi quelli degli ultimi mesi, dai Duft Punk alla “Blurred Lines” di Robin Thicke, che rendono quasi impossibile star fermi sulle sedie. È quella l’allegria e la gioia di vivere che gli abiti visti in passerella, un mix di epoche e stili, mirano a ottenere: si saltabecca tra gli anni ’50 con gonne a ruota e bustini e i ’60 con i completi pantaloni fluidi e gli abiti sahariana, fino ad arrivare ai grandi caftani di chiffon degli anni ’70. L’ispirazione per la Furstenberg è la savana, i suoi colori caldi e gli animali che la popolano: li si ritrova in ordine sparso lungo tutta la sfilata, tra i ricami a effetto maculato e le stampe zebrate, fino alla tunica dipinta come fosse un paesaggio africano. Ci sono poi i suoi wrap-dress, ingentiliti dalle gonne più ampie, il denim bicolore e una curiosa stampa “sughero”. Chiude lo show – tra i boati del pubblico e dei fotografi -, Naomi Campbell, ma è la stilista, che percorre tutta la passerella muovendosi a ritmo di musica, a conquistarsi gli applausi più sinceri.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/donna-karan/

DKNY si regala Rita Ora

La seconda linea di Donna Karan, quella nata per celebrare New York e lo stile delle sue strade, compie 25 anni, e per la designer è stata una scelta quasi obbligata ripercorrerne le tappe più importanti attraverso i pezzi che ne hanno fatto la storia. In passerella lo show della cantante

La seconda linea di Donna Karan, quella nata per celebrare New York e lo stile delle sue strade, compie 25 anni, e per la designer è stata una scelta quasi obbligata ripercorrerne le tappe più importanti attraverso i pezzi che ne hanno fatto la storia. Così si sono rivisti gli abiti con le stampe bandana, i trench lunghi e leggeri, le salopette oversize di denim, i pezzi d’ispirazione sportiva e i grandi loghi messi bene in vista. Le modelle portano quasi sempre un berretto da baseball, e la musica di sottofondo è fatta di brani hip-hop: visto che si sta celebrando NY, si comincia con i Beastie Boys. Man mano che la sfilata va avanti i volumi s’ingrandiscono e alleggeriscono sempre di più, fino alle gonne e ai prendisole che sembrano paracadute portati con i costumi interi (e parecchio sgambati) in toni sorbetto a contrasto, mentre la sera è fatta di abiti sottoveste ridotti al minimo, senza alcun decoro. Gli anni Novanta, il nuovo decennio di riferimento per la moda, sono presenti e leggibili in ogni uscita; anzi, si direbbe che l’intera sfilata sia dedicata a quel periodo. Poco male, se c’è qualcuno che ha diritto a farlo è proprio la Karan, che con DKNY ha di fatto dato forma alla moda più giovane di quegli anni, partendo da New York e arrivando in tutto il mondo. Unica fuori posto in passerella sembrerebbe essere la cantante Rita Ora, chiamata a chiudere lo show: evitabile, ma tutto sommato innocua.

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/victoria-beckham/

 Victoria Beckham: scommessa vinta

La cosa che più stupisce della carriera da stilista di Victoria Beckham è che ci sia ancora qualcuno che la prende sottogamba, liquidandola come l’ennesima star annoiata in cerca di novità. Errore imperdonabile. La sua p-e si sviluppa come un ibrido tra maschile e femminile, con i pezzi del guardaroba da uomo allargati e riadattati al corpo femminile.

La cosa che più stupisce della carriera da stilista di Victoria Beckham è che ci sia ancora qualcuno che la prende sottogamba, liquidandola come l’ennesima star annoiata in cerca di novità. Errore imperdonabile, perché la signora in questione si è conquistata stagione dopo stagione credibilità e rispetto, sia come creativa che come donna d’affari. Tratti ammirevoli, ancora più apprezzabili se uniti al coraggio in termini di scelte estetiche rischiose che la Beckham ha fatto negli ultimi tempi: allontanarsi dalla silhouette che l’ha resa celebre, fatta di abiti longuette incollati al corpo e tacchi a spillo, avrebbe potuto essere un suicidio in termini di vendite, ma è stata una sua scelta precisa quella di muoversi verso una moda più matura, espressa in forme più fluide e morbide. La sua p-e si sviluppa come un ibrido tra maschile e femminile, con i pezzi del guardaroba da uomo allargati e riadattati al corpo femminile. Ci sono i grandi blazer senza revèrs portati sulle bluse oversize e sulle minigonne a ruota, gli abitini svasati  dai cui orli stondati e asimmetrici sbucano una piccola cascata di ruches, i pantaloni fluidi tagliati a metà polpaccio e i bermuda, più asciutti e stranamente sensuali. Il bianco è il colore chiave, assieme al nero -  usato per gli smoking e per i bomber di tulle leggero – e al blu; il fucsia, esplosivo in tanto rigore, serve a dare risalto ai motivi  triangolari – la geometria è un altro dei punti chiave della collezione – che decorano vestiti e camicie, ma la variazione cromatica più riuscita è senz’altro il terracotta, tono caldo e inusuale. L’effetto finale è quello di un lusso pulito, ricercato ma senza forzature. Al termine della sfilata poi David Beckham, perfetto in completo blu e cravatta, si è avviato verso il backstage portando in braccio la piccola Harper, la loro bellissima bambina: gli sguardi di ammirazione erano quasi spudorati. Eh sì, Victoria è proprio una donna fortunata.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/alexander-wang-sfilate-ny/

Alexander Wang: streetwear di lusso

Lo stilista è uno dei pochi che le tendenze della strada le anticipa e non le segue. La sua nuova collezione è una variazione sul tema dello streetwear di lusso che stavolta però sembra avere preferito la sicurezza di temi già rodati al rischio dell’ignoto

Alexander Wang si trova oggi nell’invidiabile posizione di dettare le regole di stile per chiunque si senta di appartenere all’ambita categoria degli “urban cool kids”, vale a dire i giovani giusti e alla moda. È uno dei pochi che le tendenze della strada le anticipa e non le segue, ed è forse anche per questo che la Kering lo ha scelto per dare un appeal più facile (parola intesa nel migliore dei modi) e vendibile a Balenciaga. È con questa premessa che va vista la sua sfilata, un’altra variazione sul tema dello streetwear di lusso che stavolta però sembra avere preferito la sicurezza di temi già rodati al rischio dell’ignoto. Nel mirino sono finiti alcuni dei capisaldi dell’abbigliamento da uomo: ci sono le camicie, tagliate secche sotto il seno e portate con le minigonne a ruota o allungate fino a diventare miniabiti, c’è il principe di galles fatto di fibre artificiali, duro e lucido come un carapace. Ci sono i richiami più o meno dovuti all’hip-hop, con le t-shirt oversize di latex e tulle decorate dalle etichette “Parental Advisory” – quelle usate sugli album giudicati troppo scurrili -, e i pantaloni delle tute, trasformati in capo quasi formale. La silhouette è enfatizzata nella parte superiore del corpo per affusolarsi man mano che si scende, mentre le gambe e le schiene, lasciate a vista dai vestiti-grembiule, sono spesso scoperte. I colori usati sono i preferiti di Wang: il bianco e il nero su tutto, e poi il celeste delle camicie da uomo, il beige e il rosa confetto, usato anche sui lunghi guanti traforati di pelle. Unico ricamo concesso sono i grandi pannelli di pelle con inciso al laser il nome dello stilista ripetuto senza soluzione di continuità, fino a diventare una sequenza di segni. Le scarpe sono décolletées e sabot “issati” su grandi plateau, mentre tra le borse, core business del marchio, spiccano i bauletti semirigidi che, c’è da giurarci, si venderanno come fossero noccioline. Collezione giusta, corretta, che forse però manca in parte di quel mordente diventato un suo segno distintivo.

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/lacoste-sfilate-ny/

 Lacoste: tra sport e tendenza

La febbre degli US Open sembra avere conquistato la New York della moda, a giudicare dai continui rimandi al mondo del tennis che si stanno vedendo in passerellaSe c’è un marchio che ha pieno diritto a una simile operazione è Lacoste. E nelle mani del designer Felipe Oliveira Baptista convince davvero

La febbre degli US Open sembra avere conquistato la New York della moda, a giudicare dai continui rimandi al mondo del tennis che si stanno vedendo in passerella. Se c’è però un marchio che ha pieno diritto a una simile operazione quello è di sicuro Lacoste, e va detto che il gioco di rimandi e rielaborazioni nelle mani del designer Felipe Oliveira Baptista convince davvero. Punto di partenza sono le linee bianche che tracciano il campo da gioco, trasformate da Baptista in profilo discreto sulle vestaglie fluide color argilla, sulle giacche over e sui pantaloni morbidi; man mano che si va avanti però si allargano, prendono piede trasformandosi in motivo geometrico che fascia e segna il corpo. Le classiche polo diventano camicie e tuniche sempre ben discoste dal corpo, mentre il cotone e il jersey – materiali d’elezione per il marchio – si susseguono ai pannelli trasparenti tono su tono. Le divise da gioco sono fatte di camoscio tagliato al vivo, e a dare movimento agli abiti ci sono i grandi spolverini di organza di nylon colorata “a schizzi”, praticamente senza peso. Una bella prova, pensata per accostare l’anima più tradizionalista del brand con quella proiettata nel futuro. Non si vive di solo passato.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/altuzarra/

 Altuzarra entra nelle corte dei grandi

Più che sulla sfilata, l’attenzione di tutti era per la notizia, appena divulgata, che il gruppo Kering (ex PPR) ha acquisito una minoranza del giovane brand americano. Lo stesso stilista ha tenuto a sottolineare come le decisioni creative e strategiche continueranno a fare capo a lui, ma non c’è nulla da fare: tutti sanno che un simile accordo ne segna il passaggio dalla categoria dei talenti promettenti a quelli più solidi e affermati

Più che sulla sfilata, sugli abiti e sulle ispirazioni adoperate, l’attenzione di tutti era per la notizia, appena divulgata, che il gruppo Kering (ex PPR) ha acquisito una minoranza del giovane brand americano. Lo stesso stilista ha tenuto a sottolineare come le decisioni creative e strategiche continueranno a fare capo a lui e al suo team, ma non c’è nulla da fare: tutti sanno che un simile accordo ne segna il passaggio dalla categoria dei talenti promettenti a quelli più solidi e affermati, su cui vale la pena investire. E in effetti la sfilata non fa che confermare l’idea: la collezione è intelligente, pensata per piacere e vestire davvero le donne, senza allo stesso tempo perdere forza comunicativa. Joseph Altuzarra si è tenuto sui temi che sa meglio gestire, alleggerendoli e dando loro un nuovo appeal: esemplari sono le giacche militari, qui tagliate a scatola sotto il punto vita, solcate da lacci e stringhe da bustier, e indossate sulle sottili gonne longuette – di pantaloni se ne vedono davvero pochi – dagli spacchi abissali. Tutto è morbido, senza forzature: i drappeggi in vita delle gonne ricordano i panier settecenteschi, senza però averne la rigidità, mentre le righe “da materasso” si alternano su tuniche e camicie, creando un’alternanza grafica notevole; persino le frange che ricoprono le gonne e i top di pelle non appaiono eccessivi ma, tutto sommato, decisamente portabili. Nella sequenza ininterrotta di blu, nero e bianco s’intromettono, per la sera, i toni metallici, usati sull’organza doppiata, a cui lo stilista riesce a dare forme precise e ben definite senza appesantirla. La collezione, al momento dell’accordo, era già terminata: resta la curiosità di vedere se e cosa cambierà nello stile del marchio da qui in poi.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/prabal-gurung-sfilate-ny/

 Prabal Gurung: spiazza New York

Il talento della moda americana nato in Estremo Oriente, ha presentato una collezione capace di sorprendere anche i più disincantati. Affascinante 

Imprevedibile. Prabal Gurung, altro talento della moda americana nato in Estremo Oriente, ha presentato una collezione spiazzante, capace di sorprendere anche i più disincantati. La sua è una riflessione sulla couture degli anni d’oro, sulle sue costruzioni e sui suoi materiali, ma non c’è nulla di nostalgico nelle sue creazioni: i colori sono violenti, la figura è smilza e asciutta, ancora più enfatizzata dai complicati fiocchi che stringono il punto vita e dalle grandi ruches che ne percorrono il retro. Il raso duchesse, lucente, corposo, spesso doppiato in tinte a contrasto, è interrotto da pannelli opalescenti di pvc e dagli inserti di tweed metallizzato; la palette cromatica è luminosa e fredda, e le luci sotto cui le modelle sfilano – dopo essere uscite da una stanza dalle pareti di plexiglas – sono cliniche, perfette per eliminare qualunque accenno di civetteria. L’effetto finale è “sfasato”: ci sono sia le costruzioni e le lavorazioni che sembrano arrivare direttamente da una sfilata degli anni ’50 che quella femminilità tagliente e moderna che è inconfondibilmente di oggi. Una coabitazione inaspettata, e per questo ancora più riuscita.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/rag-bone-sfilate-ny/

 Rag&Bone: DNA newyorchese

Idee chiare, testa sulle spalle e piedi ben piantati a terra. La moda di Rag & Bone è un concentrato dello streetwear newyorchese decisamente riuscito

Idee chiare, testa sulle spalle e piedi ben piantati a terra. La moda di Rag & Bone è un concentrato dello streetwear newyorchese (ovviamente quello delle strade più cool e alla moda di Soho e dell’East Village), senza tanti grilli per la testa, e per questo decisamente riuscito. Il marchio creato dagli inglesi David Neville e Marcus Wainwright non mira né a stupire né tantomeno a stravolgere la storia del costume: la loro collezione è una piacevole sequenza di geometrie facili da abbinare, di sovrapposizioni leggere, di toni neutri e volumi che tendono all’oversize. Il riferimento è agli ormai ubiqui anni ’90, ma i richiami evidenti a Helmut Lang e a Prada non sono subdole imitazioni degli originali, quanto piuttosto citazioni obbligate di chi ha costruito lo stile di quegli anni. Gli scamiciati anni ’20 e le sottovesti dalle spalline sottilissime si alternano alle gonne dalle grandi pieghe cucite, i tubini diventano l’orlo che sbuca dalle t-shirt fascianti, e le giacche sembrano – volutamente! – scatole  che racchiudono il busto. Pezzo emblematico della stagione sembra essere la salopette, declinata in diverse combinazioni: c’è quella asciutta e sottile di tela bianca e quella, assai meno donante, di maglia grossa traforata. Meglio non esagerare.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By: Serena Tibaldi

Date: September 9, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/09/jason-wu-sfilate-ny/

 Jason Wu ora fa sul serio

Il designer taiwanese amato da Michelle Obama dimostra di puntare ad assicurarsi un posto d’onore nella tradizione dello stile americano. Per farlo ha accantonato il romanticismo delicato che lo aveva contraddistinto e si è concentrato su quello che è il cuore della moda USA, lo sportswear di lusso

Alla lunga nemmeno vestire una delle donne più conosciute, amate e ammirate del mondo è sufficiente. Michelle Obama avrà pure fatto la fortuna di Jason Wu, indossando spesso le sue creazioni e facendolo così conoscere in tutto il mondo, ma a poco più di 30 anni e con un brand in piena ascesa, il designer taiwanese ha chiaramente dimostrato di puntare ben più in alto, vale a dire ad assicurarsi un posto d’onore nella tradizione dello stile americano. Per farlo ha accantonato il romanticismo delicato e femminile che lo aveva contraddistinto e si è concentrato su quello che è il cuore della moda USA, lo sportswear di lusso. Il risultato è una collezione perfettamente in scia con la strada segnata da Donna Karan e Michael Kors, fatta di pezzi concreti, facili, pensati per essere indossati; anche la scelta di aprire la sfilata con due top-model trentenni, Karen Elson ed Elisa Crombez, è un preciso indicatore della volontà di Wu di vestire le donne, e non delle ragazzine senza personalità. In passerella si sono così viste sahariane oversize e sweatshirt di chiffon ricamato, spolverini morbidi di suède stretti sulla schiena da corsetti, caftani enormi e giubbotti di pelle portati su gonne di pizzo: tutto è morbido, comodo, ma non per questo meno elegante e, in certi casi, sontuoso. Anche i pezzi più elaborati come i lunghi abiti-sirena di paillettes metalliche e le gonne di tulle ricamato portate sotto i pullover a coste conservano lo spirito pratico che domina il giorno. I colori, limitati alle sfumature del bianco, al nero e al blu, risentono di questa nuova austherity estetica. Ad applaudire la collezione anche Maria Sharapova, materializzatasi dal nulla accanto ad Anna Wintour e perfetta incarnazione di quella femminilità matura e volitiva che lo stilista sembra amare così tanto: ora si fa sul serio.

 

LA REPUBBLICA

Repubblica.it

By:  Serena Tibaldi

Date: September 6, 2013

Link:  http://temi.repubblica.it/d-londra-new-york-pe-2014/2013/09/06/desigual/

 Desigual: debutto a New York

Il marchio spagnolo debutta nella fashion week portando in passerella alcuni pezzi della collezione creata in tandem con Christian Lacroix di

Desigual è cresciuto. La conclusione viene naturale osservando la collezione presentata, per la prima volta, alla Fashion Week newyorchese; lasciata intatta la solarità vivace a cui il marchio deve il successo, sono stati temperati gli eccessi che talvolta hanno caratterizzato le creazioni de marchiol spagnolo. Il nuovo risultato ottenuto da questo percorso per “sottrazione”, quindi, mostra una moda più pulita e matura. In platea si è fatta notare una radiosa Isabella Rossellini, mentre a chiudere lo show sono state due figlie d’arte, Tali Lennox e Amber Le Bon.
Buona parte della collezione vista in sfilata è disegnata da Christian Lacroix, che per Desigual da alcune stagioni firma una capsule: si devono a lui le stampe astratte e incredibilmente discrete in bianco, rosso e blu, le geometrie anni ’60 sulle tuniche corte e i pantaloni fluidi portati con enormi cappelli che nascondono il volto. Su tutto dominano le atmosfere del Mediterraneo, affiancate dai richiami ai costumi tradizionali africani e dai motivi optical molto indovinati. Menzione necessaria per un evento a dir poco straordinario: le modelle in passerella sorridevano raggianti. Un bel cambiamento dopo le migliaia di volti imbronciati, pensosi e annoiati a cui le sfilate ci avevano abituato.