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By: Daniela Fedi

Date: September 13, 2013

Link:  http://www.ilgiornale.it/news/interni/ralph-lauren-nostalgico-omaggia-twiggy-e-anni-60-949781.html

 Ralph Lauren nostalgico Omaggia Twiggy e anni ’60

Volumi scolpiti e colori choc: lo stilista si ispira alla Swinging London strizzando l’occhio a Jackie O. Proenza Schouler sposa l’Arte povera

New York – Con i grandi della moda come Ralph Lauren non si può mai dire che una collezione è bella oppure brutta, giusta o sbagliata, in tendenza o fuori dal coro: ci sono almeno sei gradi di separazione tra la sua realtà e la tua opinione. Stiamo parlando di un uomo che dal nulla ha creato un impero che nel mondo ha 27 mila dipendenti e fattura 6.9 miliardi di dollari l’anno.

Dunque un genio del business, una specie di pifferaio magico capace di portare la gente nei negozi anche con questa dannata crisi che in America si sente molto meno ma comunque c’è, mentre da noi continua a mordere con crudeltà. Ecco perché durante la sfilata di ieri mattina a New York per un attimo abbiamo pensato che un altro revival degli anni Sessanta e della Swinging London era troppo: da mezzo secolo la moda guarda e rilegge quel magico periodo che ha visto nascere la minigonna, le linee secche ed essenziali, il bianco e nero altrimenti detto optical, le tinte psichedeliche e la grafica intesa come necessità. Intanto le modelle sfilavano con quelle deliziose scarpe pumps consegnate al mito da Jackie Kennedy prima che da Catherine Deneuve nel film Belle de Jour girato da Buñuel nel ’67. Sopra sfoggiavano deliziosi completi gonna corta e piccola giacca a sacchetto nel classico bianco ottico lanciato dall’epopea spaziale Usa che ha preceduto e ispirato lo stile di Courreges.

Qualcuna sfoggiava la versione candida del Peacott (il giacchino doppiopetto da marinaio) e i soliti tailleur pantalone che nessuno sa fare bene come Ralph Lauren. Inoltre c’erano almeno tre nuove versioni della sua mitica Ricki Bag, la borsa più desiderata del mondo insieme alla Kelly e alla Birkin di Hermés. Maxi e con le stesse stampe grafiche a fiori bianchi e neri dei soprabiti di vernice, mini nelle identiche tinte fluo dei vari tubini tagliati benissimo e cuciti ancor meglio: le nuove Ricki fanno sognare. Certo era tutto troppo didascalico: mancava solo la pettinatura a caschetto di Vidal Sassoon per ritrovarsi davanti a Twiggy, Jane Shimpton o Penelope Tree.

È bastato questo per ricordare la strepitosa mostra di fotografie di Eric Swayne vista l’estate scorsa alla Proud Gallery di Londra. S’intitolava The Stones & their scene e dimostrava in ogni scatto il profondo legame tra la Swinging London e l’America di quel magico periodo che purtroppo finì con la guerra del Vietnam. Senza far polemica, con la forza tranquilla del suo potere creativo, lo stilista americano forse ci ricorda qualcosa di molto più importante dell’abito.
Proenza Schouler, marchio disegnato dal giovane duo composto da Lazaro Hernandez e Jack McCollugh ha fatto sfilare in un meraviglioso loft di midtown la più raffinata collezione di questa lunga fashion week americana.

I due si sono ispirati al movimento denominato Arte Povera con le opere di Beuys, Michele Pistoletto e tanti altri artisti cari a critici come Germano Celant. Su questo universo semantico, hanno anche innestato lo stile del design anni Cinquanta della West Coast americana per cui c’erano le borsette fatte come angoli di poltrona. Il risultato era divino: colori puri, decisi eppure soft (beige, blu, nero a volte con pennellate d’oro, un solo pezzo in camoscio color paprika) tagli impeccabili. Bellissimi tutti gli accessori soprattutto le collane in rame del gran finale. Da Milly, brand disegnato da Michelle Smith, è nuovamente in scena l’architettura. Stavolta si parla di Tokyo e dei trafori dei nuovi palazzi per esempio di Herzog & de Meuron. Il tutto ingentilito dalle curve sottolineate ad arte e dalle stampe floreali di sapore hawaiano.

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By: Daniela Fedi

Date: September 10, 2013

Link:  http://www.ilgiornale.it/news/interni/hilfiger-rilegge-chiave-post-moderna-mito-west-coast-e-custo-949021.html

 Hilfiger rilegge in chiave post moderna il mito della West Coast. E Custo esplode di colori

New YorkGood vibrations, il celeberrimo brano dei Beach Boys chiude il cerchio della sfilata di Tommy Hilfiger sia come colonna sonora sia come titolo alla stupenda collezione per la primavera/estate 2014. Lo stilista di Elmira ha riletto in modo postmoderno lo stile della West Coast, una specie di dolce vita californiana che prevede molto sport all’aria aperta, poche formalità, colori vibranti e un inguaribile ottimismo. «Un viaggio da Melrose a Malibù» dice poco prima di far sfilare le sue modelle sulla fedele riproduzione delle dune di Venice Beach sulle rive del fiume Hudson nel cuore di Manhattan. Il risultato è straordinariamente efficace soprattutto nel caso dei capi in pelle doppiata di neoprene (abiti-muta, giubbottini tipo Barracuda, costumi da Bond girl usati anche al posto delle bluse) per non parlare dei jeans in denim davanti e morbido tessuto «scuba» dietro o sui fianchi dove di solito serve contenere senza strizzare esaltando le curve. Belle le scarpe ispirate dai classici modelli sportivi tipo Tevo, Birkenstock o Converse ma con accostamenti cromatici molto più belli e con strategici inserimenti di zeppe, tacchi e proporzioni iper femminili. Dello stesso segno la collezione Lacoste disegnata da Felipe Oliveira Baptista con un interessante uso delle trasparenze nel più classico e rigoroso stile tennis. Stavolta però le gonnelline a pieghe candide, le polo trasformate in corti abitini da giorno e i bermuda portati con svolazzanti caban di nylon assumono uno spirito sofisticato e urbano per cui il mitico marchio del coccodrillo può finalmente entrare nei consigli d’amministrazione, in salotto e soprattutto nelle arene in cui si gioca la grande partita della seduzione. Yohji Yamamoto si fa invece sedurre dal fascino duro e puro dello sportswear americano disegnando per Adidas Y3 una stupefacente collezione dove la giacca da baseball incontra il kimono, la felpa oversize abbraccia il blazer e i giubbotti da motociclista finiscono sugli svolazzanti abiti di chiffon. Formidabile la colonna sonora eseguita dal vivo dalla TK Band su sette batterie e l’uso pionieristico del tessuto per maglie retro rifrangenti che fanno emettere luce dai capi. Sui materiali ha sempre cercato nuovi orizzonti di eleganza anche Custo Barcelona, il designer spagnolo che da 32 anni sfila sulle passerelle di New York con una precisa idea stilistica fatta di grafica e colore. Stavolta il mix è esplosivo con i ricami a telaio tribali fatti da fili tecnologici, frange di seta effetto pelliccia, raffia laminata, strisce di broccato, pizzo e lamè pieni di colore. Divertenti le pantofole nello stesso tessuto del vestito: un must per la prossima estate. DKNY, seconda linea disegnata da Donna Karan, festeggia i 25 anni con un oceanico show chiuso da una scatenata Rihanna. Belli i tailleur fatti con lo sprone del trench che diventa giacca e il grande caban zippato in neoprene. Ultra moderna la sfilata di Alexander Wang, il ragazzo originario di Taiwan che a Parigi disegna Balenciaga. Decorati dal lettering del marchio intagliato al laser sui capi, i modelli fanno pensare agli anni Novanta finalmente in salsa nuova.